LaSolitaMinestra 2.0

Mi sono trattenuto il più possibile, sperando di sbagliarmi, sperando che qualcuno riuscisse davvero a convincermi, ma niente. Ok, ora lo dico: secondo me il web 2.0 non esiste!

Fatte salve poche eccezioni che ancora non costituiscono una regola, non esiste nella realtà delle aziende italiane, e non esiste in maniera sostanziale nella vita quotidiana delle persone. Questa cosa del “2.0″ ormai è diventata una specie di mantra ripetuto fino alla nausea, e spesso usata per vendere vecchi concetti come grandi novità. Una “buzzword”, insomma. E’ normale anche che a un certo punto scatti la diffidenza, soprattutto per come web agency e presunti esperti tendono ad usare la declinazione 2.0 come pura e semplice leva di vendita di qualunque cosa, spesso anche in malafede. Clienti che mi chiamano per sapere se il loro sito è 2.0, creativi che propongono il restyling di un sito per dargli una grafica 2.0 (ma va là…)… e ora si parla già di web 3.0, e si abbozzano i confini del 4.0 e 5.0!
Intendiamoci, non metto in discussione che esistano utilizzi “social” del web, ma che questi utilizzi siano davvero rivoluzionari, e che veramente si stiano applicando in termini qualitativi. La condivisione e la distribuzione anche partecipative dei contenuti fanno parte dell’essenza stessa del canale internet e non sono motivate nè da una nuova tecnologia (la tecnologia è sempre quella) nè da nuovi comportamenti (le persone cercano comunque di comunicare, informarsi, tenersi in contatto). Semmai il punto è: appurato che la tecnologia lo permetterebbe, sappiamo sfruttare queste modalità per un effettivo miglioramento organizzativo, per una crescita dell’efficienza lavorativa, per un miglioramento reale nella qualità delle nostre vite?

Il fatto che esista un nuovo strumento non significa che ci sia automaticamente un’evoluzione nei comportamenti che lo circondano (se per evoluzione intendiamo un miglioramento sostanziale e qualitativo). Il fatto che sia così facile aprire un blog non comporta che il livello complessivo dei contenuti in rete sia migliorato ( anzi, spesso provoca solo ridondanza e caos informativo ), e non significa che tutti debbano averne uno per forza . Quanto ai vari social network… questo simpatico filmato dice come funzionano davvero.

Sicuramente, con la diffusione della banda larga e di soluzioni software opensource, l’abbassamento delle soglie di accesso al web ha portato un allargamento della base di utilizzo dei servizi internet. Una base di utenza più ampia non sottintende automaticamente chissà quale evoluzione: al limite è in atto una tendenza, e proprio questa maggiore accessibilità del canale e degli strumenti rendono la tendenza più visibile.
Quando negli anni 70 furono liberalizzate le frequenze radio, e virtualmente chiunque avrebbe potuto con pochissimi mezzi aprire un’emittente radiofonica per esprimersi liberamente, nessuno parlò di “Radio 2.0″. Era poi così diverso?

Credo davvero che questa “modalità 2.0″ del web potrebbe esistere, che una capacità di gestire le dinamiche partecipative nell’uso della tecnologia potrebbe essere un grande passo avanti verso un web di servizio, ma vorrei non vedere questa opportunità ridotta ad una semplice moda del marketing. Penso davvero che abbiamo a portata di mano l’occasione di superare la dominazione tecnocratica del web, per cominciare finalmente e veramente a farlo funzionare per il nostro bene: per migliorare le nostre aziende, per migliorare la mia esperienza di lavoratore, per migliorare concretamente la qualità della nostra vita. Per ora, in generale, se ne parla solo: il web 2.0 è qualcosa che forse esiste solo in potenza, forse è qualcosa che esiste nostro malgrado e che subiamo, sicuramente ancora non lo abbiamo imparato.

Serve una riflessione più matura che riguardi tutte le tecnologie digitali, e non solo il web o una sua presunta versione, che non rimastichi sempre la solita minestra per giustificare gli stipendi dell’ufficio marketing, che si elevi sopra le mode e l’eccitazione economica, che si basi su sperimentazioni reali e ne tragga finalmente modelli di applicazione pratici e concreti.

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One Response to “LaSolitaMinestra 2.0”

  1. L’elearning 2.0 non esiste « Elearnit: Know How to Know! Says:

    [...] release, figuriamoci alla 2.0. Le ragioni sono varie (non ultimo il fatto che lo stesso web 2.0 non esiste…), ma principalmente sono convinto che prima di vedere attuata qualche reale dinamica 2.0 [...]

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